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sabato 28 maggio 2011

Silenzio. Facciamo parlare la storia.

Il giorno che precede le elezioni è dedicato alla riflessione; quindi non parlerò di nessun politico. Anzi, preferisco lasciare  la parola a una persona vissuta nel V secolo a. C. in una Grecia molto diversa da quella di oggi; il suo nome era Pericle e queste frasi vengono dal "Discorso agli ateniesi" del 461.
Tucidide, storico dell'epoca lo acclamò come "primo cittadino" della città: leggendo quello che diceva, è facile capire il perchè. E in un momento in cui molte città decidono chi scegliere come primo cittadino, sono particolarmente appropriate. Riflettete.

Pericle (495-429)

”Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

sabato 21 maggio 2011

Il tramonto di un comunicatore.

E così Silvio Berlusconi ha ritrovato la parola. Ha confezionato cinque videomessaggi vagamente truccati da interviste per cinque diversi tg.
A mio modo di vedere, questa strategia è il più grosso errore comunicativo mai commesso dall'inquilino di Palazzo Chigi; innanzitutto, partiamo dalla scenografia: approssimativa, artefatta, asettica e distrattamente istituzionale: un drappo bizantineggiante  cela in parte i vessilli nazionali ed europei. Il set scelto marca un distacco evidente dai luoghi caldi dei ballottaggi, ponendolo su un piedistallo piuttosto inadeguato al momento storico; il premier, truccato all'inverosimile, è a primo impatto fin troppo simile alla memorabile imitazione di Sabina Guzzanti e la rigidità della sua posa, unita alla fissità dello sguardo, non trasmette quell'energia che ne ha contraddistinto i  migliori appelli. Appare stanco, lontano, né convinto, né convincente; le argomentazioni sono tanto superficiali quanto anacronistiche: vengono nuovamente rievocati gli spettri dei comunisti alle porte e l'incubo di una colonizzazione islamica, i problemi di sicurezza dati dai rom e l'inadeguatezza delle forze di estrema sinistra nella guida di Milano, specie con l'Expo vicino.
Su Napoli, invece, afferma che "non si può votare un ex pm d'assalto privo di qualsiasi esperienza amministrativa della città"; al di là del proverbiale attacco alla magistratura, stupisce il richiamo alla mancanza di esperienza gestionale, considerando il notorio sdegno del Presidente per i politici di professione.
Complessivamente è tutto il prodotto offerto a non convincere; l'idea che se ne ricava è quella di un Berlusconi alla ricerca del massimo risultato col minimo sforzo, privo di proposte e arroccato su dogmatismi sorpassati. Il tentativo di inculcare paura è sterile: come ho scritto ieri, soffia sul Mediterraneo e sulla politica in genere un vento di rinnovamento, portato da giovani dinamici, organizzati in movimenti e mal disposti a moniti e convenzionalismi. Preferiscono delle sincere maniche rimboccate ad abiti e posture impeccabili. I cinque messaggi hanno l'aria del 'già sentito', non emozionano. Forse perchè neanche il premier si emoziona più, forse perchè sente che la terra sotto trema e che il castello sta crollando. Arrivano da tutte le parti e lui sembra un pugile suonato, ormai sulle gambe. Un'evoluzione sociopolitica presuppone una narrazione efficace e sognante; una volta, Berlusconi si presentava al telefono come 'il sogno degli italiani'. Adesso le sue telefonate sono più infelici e forse la maggioranza di quei sogni hanno voci, facce e sfondi che non potrebbero essere più diversi.

mercoledì 18 maggio 2011

Dal basso senza imposizioni.

Riflessioni sulla rinascita del centrosinistra: innanzitutto conta sempre meno il centro e sempre più la sinistra, non quella anacronistica, legata a simboli e strumenti di un mondo che non c'è più, ma quella che cerca di coinvolgere, di aggregare senza indulgere ai conti della serva nella ricerca dei voti e guardando in faccia chi si è sentito abbandonato.
E' rinato il PD? Non ancora. Lo farà se capirà che i Pisapia, i De Magistris o Zedda a Cagliari sono candidati voluti dal basso, lontani da nomine del partito, capaci anche per questo di smarcarsi dalle beghe di una politica nazionale ancora troppo vaga. Napoli docet.
L'insuccesso di Berlusconi e del suo modo di fare politica è inequivocabile; dopo anni di torpore, l'elettorato non si fida più di delegare tutto a una persona che solo a parole è "l'uomo forte", ma che nei fatti è incapace di gestire la complessità della modernità. E' un autocrate, propenso a circondarsi di burattini e sollazzatrici, convinto di poter sistemare tutto con una battuta o una nomina. Non basta più. Dare incarichi di governo ai Responsabili (?) è stata la goccia finale.
Presto avrà da fronteggiare anche una sempre più sterile Lega, che, appena ha provato a fare il partito di governo smettendo gli abiti del partito di lotta, è stata bastonata dalla sua base.
E i grillini? Il loro successo specula molto sul diffuso sdegno popolare, il loro approccio innovativo cozza però col paradossale unilateralismo del loro leader; la politica è confronto, l'indottrinamento è integralismo.
Ah, dimenticavo: il Pdl perde a Olbia e ad Arcore: ospite sgradito?