mercoledì 8 giugno 2011

Lei non si rende conto. E non si arrende ai conti.

Michele Santoro.
Giovedì sera Michele Santoro sarà per l' ultima volta un conduttore della Rai. Condurrà la sua ultima puntata di Annozero e poi, con tutta probabilità, passerà a La7. "È il mercato, non ci trovo niente di grave". Chi pensereste che possa aver pronunciato questa frase? Potreste pensare a Santoro stesso, perché un giornalista così ascoltato e seguito dal pubblico potrebbe cercare di strappare un contratto migliore in una tv privata meno sottoposta a vincoli economici e politici; ma sappiamo bene che l'intento divulgativo e la passione per il proprio lavoro non  avrebbero mai fatto fare una scelta venale e fredda a un giornalista molto legato alla sua redazione. Allora potreste pensare che sia stata l'azienda stessa a fare questa dichiarazione; assolutamente no; la Rai, dalla nuova direzione generale all'ultimo fattorino, sa benissimo quanto Annozero abbia fatto guadagnare in termini economici alla rete: 6 milioni di guadagno all'anno, un'audience media di 5 milioni e mezzo di spettatori, pari al 21% di share.  Una mosca bianca nel grigio palinsesto di Rai 2, mai sopra l'8% di share nelle altre prime serate. Ragionando in termini di mercato, sarebbe una scelta suicida cacciare un conduttore con uno stipendio da 600 mila euro annui che consente all'azienda un guadagno di dieci volte superiore.
Cominciamo allora con lo svelare l'autore della frase: il super tuttologo Daniele Capezzone, ex radicale con aria da saccente primo della classe, ora portavoce del PdL, ma sempre arrogante e inopportuno. Per quanto sia ovvio come sia stato il mercato più che la credibilità politica a guidare le scelte dell'ex delfino di Pannella, appare stupefacente vedere come un  liberale-liberista come lui,  non riesca a rendersi conto di come un'azienda, pubblica o privata che sia, possa fare una scelta così azzardata, compromettendo la sua competitività economica. Perché non dire la verità e non parlare di "politica aziendale"?
Daniela Santanchè.
Mentre Belpietro e Sallusti dalle loro prime pagine gioivano per il fatto che i cittadini non avrebbero più pagato l'odiato tribuno nemico, dimenticando però di ricordare come i loro poco sfogliati quotidiani usufruiscano di laute sovvenzioni statali, la naturale verità sul caso arrivava dalla bocca artificiale di Daniela Santanchè: "Santoro chiude? Evviva! Mi invitava sempre al suo programma per far fare brutta figura alla destra".
Una frase impareggiabile, un'inattesa presa di coscienza di una classe dirigente che ammette di non essere in grado di sostenere un dibattito su certi livelli, ma che non per questo rinuncia ad apparire. Meglio eliminare il problema Santoro e continuare a far credere di essere molto intelligenti nel salotto strappalacrime di Barbara D'Urso. 
Lorenza Lei, direttore generale Rai.
Non tutto il male viene per nuocere comunque. Santoro andrà in una rete che sta raccogliendo i patrimoni lasciati per strada dalle timorate tv generaliste; dovrà garantire ascolti, forse non potrà sperimentare come vorrebbe da subito nuove forme di informazione, ma quando porteranno le sue "cassette" a Palazzo Grazioli, lui potrà continuare a fare il suo lavoro senza condizionamenti. Lui, quello che telefona in diretta, forse non sarà neanche più al governo e magari dovrà rispondere di altre telefonate. Lei, quella che fa così di cognome, probabilmente si renderà conto di aver commesso uno sbaglio. Noi, quelli col telecomando, sapremo cosa scegliere.  

3 commenti:

  1. Anton Giulio Onofri8 giugno 2011 alle ore 02:34

    evvai così!

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  2. Spero che anche Travaglio e Vauro lo seguano. La RAI va isolata nella sua ignoranza!

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  3. La frase della Santanchè è fantastica, quantomeno si rende conto delle figure indegne che fa! In tutto ciò però quello che mi preoccupa è il nostro ormai malato terminale servizio pubblico!

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