domenica 26 giugno 2011

Pino Maniaci, un giornalista scomodo.

Pino Maniaci a Telejato
Come ho detto qualche giorno fa questo blog si propone di essere un laboratorio per elaborare una visione del futuro positiva e propositiva. Per guardare avanti bisogna anche sapere cosa ci si lascia indietro, perché come diceva Ippolito "chi conosce il passato è padrone del futuro". Ci sono situazioni che non conosciamo, che non abbiamo vissuto o di cui abbiamo solo sentito parlare. Qualche giorno fa, una ragazza di Trapani mi ha parlato di Pino Maniaci, un giornalista non riconosciuto dall'Ordine,  proprietario della coraggiosa Telejato,  piccola rete siciliana che combatte mediaticamente la mafia facendo nomi e cognomi in terre dove troppo spesso ha regnato l'omertà.
Nel suo sguardo c'è una fierezza risorgimentale e le sue parole sono pietre per i moderni latifondisti mafiosi. 
Quella di Pino è una storia paradossale, un tentativo di imbavagliare e far tacere una terra che ha un sacrosanto bisogno di urlare. Lui, giornalista di denuncia, viene denunciato. Per cavilli. Dai suoi "colleghi".
Dopo aver pubblicato "Il coraggio di scrivere la verità" di Brecht, mi sembra giusto parlare di chi cerca questa benedetta verità ogni giorno in una piccola tv privata, rischiando la vita e inaspettatamente anche il lavoro.
Non voglio però rubare spazio alle parole di Maria Grazia, la ragazza che mi ha parlato di lui e che lo descrive splendidamente.



Pino Maniaci
Leggendo le parole di Brecht mi viene in mente un esempio lampante di quell'uomo impalpabile e surreale che egli descrive. Si chiama Pino Maniaci ed io ho avuto la fortuna di conoscerlo.
Un uomo che ha come unico obiettivo l'educazione. L'educazione a una cultura antimafiosa, mosca bianca nella Partinico di ieri, germoglio vigoroso nella Partinico di oggi.
Pino, così si fa chiamare da tutti, grandi e piccoli, potenti e non, è il direttore di Telejato. Conduce un telegiornale con una mission ben precisa: la derisione costante e l'irriverenza totale nei confronti della mafia. Pino lotta in prima linea con la sua telecamera, pronto a riprendere le immagini degli arresti dei potenti, quelle immagini che vediamo nei tg nazionali, cedendole a costo zero e arricchendosi di gioia ogni qual volta un potere venga sventrato.
Ed è questa gioia che gli dà la forza di continuare a lottare. Inutile dire che abbia ricevuto fiumi di minacce, subito aggressioni fisiche e visto qualche auto bruciare, ma questo è il prezzo che devi pagare se vuoi davvero lottare contro i potenti. La sua storia è il prosieguo di una storia conosciuta in tutta Italia: quella dei cento passi. E se non vi fosse bastata la descrizione fatta finora, aggiungo che Pino Maniaci ha dovuto subire la denuncia di esercizio abusivo della professione, perchè non iscritto all'Ordine dei giornalisti.
Come se gli abusivi non fossero i vari Fede, Vespa e Minzolini in questo povero giornalismo italiano."Dispiacere ai possidenti significa rinunciare al possesso". Lui l'ha fatto. 


"Siamo tutti Pino Maniaci", cantilenano i suoi sostenitori.
Chapeau.

                                                                                                              Maria Grazia Culcasi

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